Dawkins sa che il credente dubbioso non ha voglia di fare la figura del fessacchiotto credulone: «Credete ancora nel Dio barbuto? Credete ancora nel Dio che sta sulla nuvola bianca e guarda il mondo dall’alto? Credete ancora in Babbo Natale?».
Dawkins sa che la frecciatina è molto efficace, sa che si incunea nella mente come un virus per poi, piano, piano passare da una mente a l’altra. Una bella risatina ironica sui credenti è più efficace di un discorso scientifico, se poi alla risatina si unisce un coro sarcastico e il dileggio pubblico, si arriva al massimo, il credente diventa «il credente del villaggio», pronto per la gogna pubblica.
Per Dawkins i credenti sono stupidi, ma lui sta molto attento a non dirlo, lo fa dire agli altri, ogni volta che cita un personaggio famoso ateo cerca di creare il dileggio. Leggendo tra le righe del suo libro si possono percepire idee del tipo: “Vedete che chi è intelligente non crede alle vostre stupidaggine?”.
Dawkins qui gioca sporco, perché sa che lo sberleffo è più efficace di un testo scientifico. Fa le boccacce ai credenti e vuole dimostrare che chi crede è uno lento a capire, mentre chi non crede è dotato di intelligenza. Per dare forza alla sua idea infida cita il risultato di un’indagine in cui emerge che: “Più si è intelligenti e colti, meno si è religiosi” (L'illusione di Dio , Mondadori, 2011, p. 106). Ergo, religioso uguale stupido. In pratica afferma che il 90% della popolazione mondiale è stupida. Beh, mi sembra naturale che a chi crede gli venga spontaneo dire: “Meno male che c’è lui, lui che si erge come un simulacro tra gli atei intelligenti”.
A mio modesto parere, chi ricorre a questi stratagemmi evidenzia che sul tavolo del dialogo non ha argomenti validi da proporre. La risatina di Dawkins nasconde il suo disaggio, nasconde la sua paura. Ride perché ha bisogno di sentirsi forte, di sentirsi superione.