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IL GIUDIZIO E I PREDICATORI
 
È SBAGLIATO GIUDICARE, È SBAGLIATO DUBITARE?
 
Un predicatore che insegna dal pulpito


Molto spesso, leggendo i discorsi di alcuni predicatori, mi è capitato di percepire l’errore interpretativo dell’enunciato di Gesù Cristo sul “non giudicare”. Ho letto di alcuni che consigliavano di non emettere “mai nessun giudizio”, che chi giudica commette un peccato e altre cose di questo genere.

Penso che un tal genere di discorsi sia più un male che un bene per chi ascolta, penso che inducano il buon fedele all’errore e definisco una regola che a poco a che fare con il cristianesimo.

Parlo di errore interpretativo perché ritengo che sia impossibile che il nostro Signore Gesù Cristo abbia decretato che è peccato giudicare, inoltre penso che per un essere umano poter “giudicare” sia un’esigenza prioritaria. Giudicare è sinonimo di valutare, ci viene chiesto di discernere il bene dal male.

Forse, alcuni predicatori, han dato al termine “giudicare” un  valore negativo come “condannare”, emettere sentenze negative. Io penso che il Signore nostro Gesù Cristo volesse dire proprio questo, di non “condannare a priori” il proprio prossimo. Le parole che seguono l’enunciato cristiano di “non giudicare” confermano quanto sto dicendo: "Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?”. Il Signore nostro Gesù Cristo voleva appunto dire che, invece di stare a guardare gli errori degli altri, preoccupati dei tuoi errori, ma non voleva certo dire che non devi “valutare” l’errore del tuo prossimo.

A mio modesto parere è legittimo “valutare” ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma non è corretto “condannare” la persona che ha fatto la scelta sbagliata, non è un compito mio. In altre parole possiamo e dobbiamo giudicare l’errore, ma dobbiamo stare attenti a non “etichettare” chi sbaglia. Chi sceglie una strada al posto di un’altra avrà i suoi giusti motivi per farlo, non sta a me cercare di capire il perché della scelta, ciò che mi  deve importare è di aver capito che la tal “cosa” è sbagliata. Quindi, giudicare sì, ma non giudicare a male, non condannare a priori il proprio prossimo.

Come ho già detto, giudicare è per noi un’esigenza prioritaria. In realtà giudichiamo tantissime volte, se non in ogni momento della nostra vita, quasi sempre. Ogni nostra azione e dettata da un giudizio che abbiamo emesso in precedenza. Il principio del libero arbitrio è basato sul concetto del giudizio.

Bisogna riconoscere che il giudizio è spesso preceduto dal dubbio. Il filosofo Cartesio ha sviluppato diverse teorie sul perché del pensiero, del dubbio e del giudicare. La strada indicata da Cartesio dimostra che si può dubitare di ogni cosa ma alla fine non possiamo dubitare di esistere. Il fatto stesso che ragiono, penso, dubito e giudico dimostra la mia stessa esistenza. Da Cartesio nasce l’espressione “Cogito ergo sum”, che significa letteralmente "Penso dunque sono".Tutto questo per dire che se giudico vuol dire che penso e se penso vuol dire che esisto, sono una persona che ha un cervello, una mente. Al contrario, chi non giudica, non pensa, non esiste, e se esiste senza pensare è un essere vegetale.

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