La verità è che non ci fu mai un'unione dell'Italia, ma un'annessione di nuove province al regno di Savoia. Il regno delle due Sicilie fu letteralmente invaso senza nemmeno una dichiarazione di guerra. L'Italia fu fatta con false promesse che non furono mai mantenute, ne da Garibaldi ne tanto meno da Emanuele II. |
Il 25 febbraio 1866 Messina fu chiamata al voto per eleggere i suoi deputati al nuovo parlamento di Firenze. Mazzini era candidato, nel secondo collegio, ma non poté fare campagna elettorale perché esule a Londra. Pendevano sul suo capo due condanne a morte: una comminata dal tribunale di Genova per i moti del 1857 (il 19 novembre 1857, in primo grado, il 20 marzo 1858 in appello); un'analoga condanna a morte comminata era stata dal tribunale di Parigi per complicità in un attentato contro Luigi Napoleone.
Inaspettatamente, Mazzini vinse con larga messe di voti (446). Il 24 marzo, dopo due giorni di discussione, la Camera annullava l'elezione in virtù delle condanne precedenti.
Due mesi dopo gli elettori del secondo collegio di Messina tornarono alle urne: vinse di nuovo Mazzini. La Camera, dopo una nuova discussione, il 18 giugno riannullò l'elezione. Il 18 novembre Mazzini viene rieletto una terza volta; dalla Camera, questa volta, arrivò la convalida.
Mazzini, tuttavia, anche nel caso fosse giunta un'amnistia o una grazia, rifiutò la carica per non dover giurare fedeltà allo Statuto albertino, la costituzione dei monarchi sabaudi. Egli infatti non accettò mai la monarchia e continuò a lottare per gli ideali repubblicani. |